Non si va lontani dal vero ad affermare che la collocazione della maggior parte delle croci della pellegrino-verso-il-cieloPassione in tutto il Centro Italia è profondamente legata all’incessante peregrinare di un solo pio uomo, Baldassarre Audiberti.
Santino Gallorini, studioso aretino esperto di storia locale, è stato il primo ad aver fatto luce sulla misteriosa ed affascinante storia del ‘santo delle croci’ (vedasi Gallorini S. Pellegrino verso il cielo. Edizioni Effigi, 2010), ipotizzando nel suo testo e, più recentemente, riuscendo poi ad appurare che il ‘peregrino penitente’ aveva origini francesi.
Il Gallorini espone le sue ultime scoperte nell’articolo da lui redatto che segue.

Baldassarre Audiberti, il famoso “pellegrino penitente” dell’Ottocento che riposa ad OTTAVO (AR) – noto anche come “il santo delle croci” – diceva di essere nato il 6 gennaio di un anno intorno al 1760 ad ANNOTONE nel Piemonte, in provincia di Vercelli.
Dopo aver ricercato per anni inutilmente, un luogo con un nome similare a quello di Annotone (e derivati: Anottone, Anetone …) e un Atto di Battesimo di Baldassarre nelle 137 parrocchie della Diocesi di Vercelli, avevo abbandonato le indagini e pubblicato la biografia dell’Audiberti. Ogni tanto però, continuavano ad arrivarmi segnalazioni di croci piantate da Baldassarre, così come suoi ricordi: una stampa del 1841, la sua camicia, una “reliquia” con i suoi capelli, alcuni racconti con lui protagonista. Io aggiungevo il tutto ad un fascicolo intitolato “Baldassarre dopo il libro”, in previsione di un’eventuale ristampa o nuova edizione del volume “Pellegrino verso il cielo” (Effigi 2010).

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Stampa raffigurante Baldassarre Audiberti [adattata da: Wikipedia]

Poi, nei primi mesi del 2016, una lettera spedita nel dicembre 1972 da un ragioniere di Montepulciano al parroco di Anghiari, mi provocava molto scetticismo, ma altrettanta curiosità. Nella missiva, casualmente ritrovata nell’Archivio della Propositura di Anghiari dall’amico Mario Del Pia, che me l’aveva inviata per conoscenza, il mittente (rag. Piero Tiraboschi) illustrava a don Nilo Conti lo stato di certe sue ricerche su Baldassarre Audiberti. Siccome anche lui era andato invano a Vercelli a cercare la località Annotone e l’atto di battesimo, avanzava l’ipotesi che Baldassarre avesse mentito e che in realtà non fosse nato nel vercellese, ma in Francia e precisamente ad ANNOT, nelle Alpes de Haute Provence. Tiraboschi non dava alcuna spiegazione a sostegno della sua ipotesi, pertanto la prendevo come una delle tantissime teorie che per due secoli hanno accompagnato la figura dell’Audiberti, molte delle quali ero riuscito a smentire nel mio libro. Guardando ai toponimi francesi della cartografia al 25.000, avevo a suo tempo trovato una trentina di località che potevano lontanamente assomigliare a quella in cui Baldassarre aveva sempre dichiarato di essere nato.

Ero consapevole però, della frase sibillina che don Domenico Polvani, il parroco di Ottavo, aveva fatto scrivere sulla lapide che ricorda Baldassarre nella chiesa parrocchiale dove è sepolto: “… apparve uomo misterioso nomato Baldassarre Audiberti”. Don Domenico aveva avuto per cinque anni e mezzo in casa sua Baldassarre infermo, ma alla sua morte lo definiva “misterioso” a testimoniare che non tutto quello che gli aveva raccontato lo giudicava vero.

Ecco quindi, che per non lasciare nulla d’intentato, ho iniziato a cercare tracce dell’Audiberti ad Annot, contattando il Maire Jean Ballester e l’Archivista della Curia Vescovile di Digne Les Bains, Jacques Olive. Grazie alle loro indicazioni, ho rintracciato un incredibile Atto di Battesimo di un Balthazar Honnoré Audibert, figlio di Jacques André e nato ad Annot il 6 gennaio 1761: praticamente la traduzione di quanto io cercassi, cioè Baldassarre Onorato Audiberti figlio di Giacomo, nato il 6 gennaio verso il 1760.

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La registrazione del Battesimo di Balthazar Honnorè Audibert

Una coincidenza davvero inimmaginabile. Ma questo Balthazar sarà stato davvero il Baldassarre che è sepolto ad Ottavo?

Ho setacciato a tappeto oltre 5.000 documenti della parrocchia di Annot – dagli inizi del 1700 al 1865 – ho trovato i genitori, gli zii, i nonni, i fratelli, le sorelle di Balthazar. Ho trovato quando nacquero e quando morirono, ho trovato dove abitavano, quello che possedevano. Non avevo ancora, però, un elemento certo per identificare il Balthazar con il Pellegrino che conosciamo.

Poi, casualmente ho trovato un “Balthazar Audibert Ecclesiastique” testimone ad un matrimonio celebrato nella chiesa di Annot nel 1781. Il Balthazar che avevo individuato era nato nel 1761, quindi se quello che appariva testimone era lui, aveva 20 anni. E il termine “ecclesiastique” si poteva ben interpretare con un seminarista. Di nuovo ho contattato l’Archivio Diocesano di Digne, ma Monsieur Olive mi ha detto che là non ci sono conservati documenti di quel periodo.

Ho scritto allora agli Archives Départementales des Alpes de Haute Provence. Ho avuto la fortuna di incontrare il funzionario Pascal Boucard, una persona gentilissima, disponibile e cordiale, che à titre exceptionnel ha fatto per me la ricerca d’archivio, arrivando ad una clamorosa ricostruzione.

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La chiesetta di San Sebastiano a Rouainette, dove era cappellano Balthazar Audibert

Balthazar Audibert entrò davvero in seminario e negli Anni Ottanta del Settecento diventò prêtre, prete. Nel 1788 lo troviamo vicario del curé (curato, parroco) di Ubraye, desservant (cappellano) della piccola chiesetta di un borgo quasi al confine con il comune di Annot: Rouainette. Rimase cappellano di Rouainette fino al marzo 1791, quando giurò fedeltà alla Costituzione Civile del Clero. Neppure un mese dopo Papa Pio VI emanò il Breve “Charitas quae”, con cui condannava la Costituzione Civile, vietava ai sacerdoti e vescovi francesi di giurare fedeltà ad essa e obbligava coloro che avessero già giurato – come il prêtre Balthazar – ad abiurare entro 40 giorni. Ma il non giurare o l’abiurare il giuramento fatto alla Costituzione Civile esponeva i sacerdoti a grandi pericoli, come l’arresto, la deportazione e in certi casi perfino la morte. Molti preti e vescovi fuggirono all’estero. Altri furono costretti ad allontanarsi dalla Francia.

Da aprile 1791 nei documenti di Rouainette c’è un altro sacerdote e non appare più il prêtre Balthazar Audibert.

Tramite successivi documenti, veniamo a sapere che Balthazar emigrò oppure fu cacciato dalla Francia. Appare in una lista degli emigrés del Dipartimento e ai suoi genitori furono sequestrati i beni immobili: casa, terreni lavorativi, castagneti, vigna …

Balthazar Audibert non appare più nei documenti di Annot e quindi, verosimilmente, non tornò al suo paese. Dove sarà emigrato? Al momento non lo so con certezza, ma il suo vescovo – Mons. Henri Hachette – che emigrò qualche tempo prima di Balthazar, si rifugiò assieme ad un sacerdote al momento ignoto e al suo cameriere, prima a Nizza e in seguito a Fossano (CN) nel Piemonte. Anche il vescovo della limitrofa diocesi di Senez, Mons. Jean-Baptiste Ruffo, dopo essere fuggito a Nizza, si rifugiò a Torino. Probabilmente, Balthazar si rifugiò in Piemonte, forse proprio nel territorio di Vercelli, italianizzando il suo nome, cognome e luogo di nascita: “Annotone” è alquanto vicino nella pronuncia ad Annotains, come si chiamano gli abitanti di Annot.

Da Vercelli Balthazar, ormai diventato Baldassarre, iniziò a muoversi peregrinando verso Roma. Già fin dal 1795 venne segnalato nelle campagne aretine, a Camaldoli e alla Verna. Nel 1798 fu ricoverato nell’ospedale aretino come “Baldassarre Onorato Audiberti”.

A conferma che il “cerchio si è chiuso”, abbiamo adesso anche le numerose firme di Balthazar Honnoré Audibert – del 1776, 1781 e dal 1788 al 1790 – ed è possibile confrontarle con quelle che Baldassarre appose in calce all’interrogatorio del Vicario di San Giovanni Valdarno nel 1825 e a quello del Vicario di Pontassieve nel 1826, constatandone una forte somiglianza, seppur molto distanti nel tempo.

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Rimangono molti interrogativi, tra i quali: perché Balthazar una volta in Italia non si rivelò mai quale sacerdote? Perché se voleva eclissarsi, una volta in Italia tradusse il suo nome in italiano, invece di cambiarlo completamente? Sarà mai tornato a trovare i suoi parenti ad Annot? La caratteristica per la quale ancora oggi è ricordato nel Centro Italia, quella di favorire l’innalzamento delle croci con i simboli della Passione, l’avrà mutuata dalle sue zone di origine?

Al momento possiamo soltanto formulare ipotesi.

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Le mura castellane di Annot, con una croce con i simboli della passione, all’altezza della parete orientale della chiesa

Il fatto che non si rivelasse quale sacerdote lo spiegherei essenzialmente così: il prêtre Balthazar fu senz’altro sconvolto dal Breve papale che sconfessò la Costituzione Civile del Clero e obbligò a ritrattare coloro che come lui avevano giurato fedeltà ad essa. Si sarà sentito un “traditore” di Cristo, del Papa, della Chiesa, dei suoi parrocchiani, quindi indegno di continuare ad amministrare i sacramenti e a celebrare la messa.

Il fatto che Balthazar invece che “Mario Rossi” abbia italianizzato le sue generalità, lo spiegherei essenzialmente con il non voler essere costretto a giurare il falso di fronte a precise domande delle autorità, ma anche per lasciare una flebile speranza ad un’eventuale sua identificazione da parte di un parente, un confratello, un vescovo che lo avessero ricercato. E in effetti, proprio questa sua scelta oggi è stata determinante per farmelo identificare.

Se sia mai tornato ad Annot, non so dirlo e nemmeno ipotizzarlo. Non lo escluderei, però.

Posso invece ricollegare alle usanze dei territori della Basses Alpes, l’attività di Baldassarre di favorire la collocazione di croci con i simboli della Passione di Cristo. Nel territorio intorno ad Annot ci sono croci analoghe a quelle messe da Baldassarre in Toscana. Addirittura, sulla parete del muro castellano, adiacente alla chiesa parrocchiale di Annot, dove Balthazar fu battezzato, c’è un’enorme croce come quelle “baldassarriane”.

Sono stato ad Annot, ho parlato con il parroco – Père Jacques Rigaud – che fa servizio in ben 10 chiese, tra cui quella di Rouainette di cui fu cappellano Balthazar, gli ho lasciato una copia del libro e gli ho raccontato le ultime novità. Père Jacques è rimasto meravigliato e affascinato dalla storia di Baldassarre, “annotain” di origini, ipotizzando un suo viaggio a Ottavo. In seguito mi ha fatto sapere che: “je prie déjà le père Balthazar”, già prega Baldassarre.

Mentre le ricerche proseguono, rimane lo stupore nel constatare che dopo durissime, lunghe, ma inutili ricerche, quando ormai le speranze di trovare le origini di Baldassarre mi apparivano analoghe al rintracciare un minuscolo ago in un immenso pagliaio, ecco che l’ago è fuoriuscito da sé dal pagliaio e si è fatto trovare!

Un altro dei tanti misteri e delle tante coincidenze che hanno accompagnato la mia ricerca sul “santo delle croci”.

Arezzo, 22 Gennaio 2017

Santino Gallorini (testo e fotografie)

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Croce della Passione collocata nel 1843 da Baldassarre Audiberti in località Chiazzano (43°55’10.70″N 10°57’53.80″E) nei pressi di Pistoia [Immagine tratta dal libro Bertinotti L. Le croci del Mistero. Origine, sviluppo e declino delle croci della Passione, Gli Ori, Pistoia, 2015]