La guerra alla porta di casa

Riportiamo il racconto di un’interessante ricerca storica realizzata dall’Istituto Secondario di Primo Grado “Angelo Roncalli” di Pistoia. La Prof.ssa Maria Lorello, ideatrice e curatrice della ricerca, col contributo di altri colleghi, ha chiesto ai suoi alunni di raccontare, tramite le parole dei loro nonni, la vita, ai tempi della seconda guerra mondiale a Pistoia e dintorni, di chi con quella guerra, volente o nolente, ha dovuto convivere. I racconti, riportati tra l’altro sul portale della Scuola, sono stati raccolti anche in un libretto edito dall’I.S.R.Pt.
Lasciamo la parola alla Professoressa Lorello che ci espone genesi e sviluppo della lodevole iniziativa.

LA STORIA “RACCONTATA”
Nel mese di Marzo del 2012 ho proposto ai miei alunni, dopo che avevano studiato la seconda guerra mondiale, di intervistare i loro nonni o persone molto anziane alla ricerca di testimonianze dirette di quel periodo. Visto che per motivi anagrafici ormai purtroppo non ne sono rimaste molte, ho detto che non dovevamo perdere forse l’ultima occasione per sentire dalla viva voce dei protagonisti l’argomento appena studiato. Ho aggiunto che poi avremmo riportato le interviste sul giornalino di classe consultabile sul sito della scuola.

Inizialmente soltanto pochissimi mi hanno portato il compito, mentre gli altri adducevano le più svariate scuse: che i loro nonni non erano abbastanza vecchi da aver vissuto quel periodo storico, che dovevano quindi rivolgersi a eventuali bisnonni, infine che non avevano anziani vicini di casa coi quali rapportarsi. Confesso di essermi arrabbiata con loro, ma soprattutto di essere rimasta delusa da quelle motivazioni, che mi sembravano più che altro pretesti per esimersi da un compito, tanto più che in tre anni non avevo mai avuto sentore che fossero poco ligi ai doveri…

A quel punto, un po’ accalorata, li ho apostrofati dicendo: “Peccato! Non se ne fa più nulla, correggo il lavoro di quei pochi che l’hanno fatto, lo restituisco e…pace! Addio giornalino!”

Quando sono tornata a casa, però, dopo aver letto le interviste, ho cambiato idea e il giorno dopo ho annunciato che il giornalino l’avremmo fatto lo stesso, perché non era giusto che quelli che si erano impegnati vedessero vanificato il proprio lavoro. Ho ribadito che era grande il valore di quelle testimonianze e non volevo che rimanessero circoscritte in un ambito meramente scolastico, ma desideravo che tanta gente ne fruisse, leggendole sul nostro sito. Quindi, ho rilanciato la richiesta ai “riottosi”.

Per un po’ di giorni la mia proposta sembrava inascoltata e invece… miracolo! All’improvviso le interviste sono piovute a raffica, diventando sempre più interessanti e coinvolgenti. I ragazzi erano stati probabilmente convinti non tanto dalle mie parole (che, come purtroppo spesso succede per le cose dette dai prof, erano cadute nel vuoto!), ma da quelle dei protagonisti delle testimonianze già raccolte dai compagni e si erano ‘autocontagiati’: finalmente, ciò che avevano studiato scolasticamente stava diventando “vicino” ai loro cuori più che alle loro menti e capivano veramente cosa volessero dire bombardamento, fame, dolore.

Molti hanno riferito che le persone intervistate si commuovevano mentre raccontavano e ciò li ha persuasi ancora di più del fatto che la storia “raccontata” dalla viva voce dei protagonisti era qualcosa di prezioso e dunque da trascrivere. Al “contagio” non sono sfuggita neanche io; infatti, mi sono rivolta a una signora mia vicina di casa e le ho chiesto di parlarmi della sua esperienza; ho potuto così provare le stesse emozioni che avevano provato i mei alunni e devo dire che non dimenticherò mai gli sguardi, le pause, i sospiri, il tono della sua voce mentre rievocava quei terribili avvenimenti. Visto il successo ottenuto coi miei ragazzi, ho esteso la proposta ai colleghi delle altre classi e così la raccolta è diventata ancora più ampia. Via via ci siamo resi conto che stava diventando proprio un bel lavoro ed eravamo orgogliosi di come stesse venendo, così abbiamo accolto con entusiasmo la proposta fatta dal professor Fabio Giannelli dell’Istituto storico della Resistenza di farne un vero e proprio libretto, oltre che qualcosa da pubblicare sul sito della scuola.

Devo ringraziare perciò anche il professor Giannelli, non solo perché, stampandolo, ha valorizzato ancora di più questo nostro lavoro (due copie del quale sono state depositate in Forteguerriana e alla San Giorgio), ma anche perché mi ha aiutata a rendere più interessante e coinvolgente lo studio della storia. Infatti, tutte le volte che, su mio invito, è venuto in classe a farci delle lezioni, è riuscito a coinvolgere i ragazzi col suo modo di spiegare e con la dovizia di particolari e aneddoti riguardanti la storia locale, che difficilmente si trovano sui libri di testo.

Fare storia a scuola, cioè insegnarla a bambini delle elementari prima e a ragazzi delle medie poi, del resto, per me è stato sempre un piacere. Ho cercato di far capire che lo studio della storia non è solamente un lungo elenco di date di avvenimenti (ci vuole anche quello!), ma è soprattutto comprendere il passato, immedesimarsi nei nostri predecessori, rivivere i loro stati d’animo, le loro paure o speranze, per trarne moniti o suggerimenti. Infatti, sono pienamente d’accordo con il pensiero di Tocqueville, a proposito dello storico e quindi anche di chi la studia: “Il vero storico va alla ricerca del passato come fanno i medici studiando i cadaveri: per rinvenire negli organi morti le ragioni della vita. Quindi la Storia serve per conoscere il passato, comprendere il presente e intuire il futuro”.

Ecco perché ho fatto fare questa raccolta d’interviste e, là dove non era possibile, ho sempre abbinato allo studio della storia quello della letteratura: chi meglio degli scrittori può farci entrare nell’atmosfera del tempo lontano e far comprendere situazioni o personaggi? Per esempio, pagine e pagine di libri di storia sulla prima guerra mondiale non riescono a farci capire la vita di trincea meglio di come fanno Remarque in “Niente di nuovo sul fronte occidentale” o Ungaretti nelle sue brevi ma intense poesie.

Quest’anno insegnavo in una seconda e una terza media e devo dire che la scansione del programma di storia di entrambe le classi è molto discutibile (senza parlare poi del vero e proprio scempio che ne è stato fatto in questi ultimi anni alla scuola elementare): in seconda è troppo vasto (dalla scoperta dell’America alla fine dell’Ottocento, con un capitoletto appena sul Risorgimento!) e in terza c’è tutto il Novecento, un secolo tormentato, ma difficile da studiare perché dalla seconda metà in poi è troppo vicino a noi e quindi, come disse il Manzoni a proposito di Napoleone, non è possibile giudicarlo con il dovuto distacco emotivo. Ho dato più spazio alla prima parte del XX secolo per questa ragione, ma non solo! Si tratta di un periodo abbastanza lontano e, soprattutto, ci permette di fare un raffronto fra che cos’era la nostra martoriata Europa di quel periodo e cosa è invece oggi: un luogo dove si ragiona con la potenza di un Parlamento e non con quella delle armi.

A fine maggio, infatti, abbiamo meravigliosamente concluso l’anno scolastico andando in visita al Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo e alla linea Maginot. In entrambe le occasioni abbiamo toccato con mano il significato di Unione Europea e pensato con tristezza e rammarico a quei “nonni” di cui non avevamo potuto raccogliere testimonianze, perché deceduti nel terribile conflitto di cui ci avevano parlato le persone intervistate.

Le immagini sono tratte dal libretto “Testimonianze della seconda guerra mondiale” edito dall’I.S.R.Pt.

Pistoia, 25 Luglio 2012

Testo di Maria Lorello
_________________

Aggiungiamo con piacere le seguenti considerazioni dell’Onorevole Dr. Roberto Barontini, Presidente Istituto storico della Resistenza di Pistoia:

      “Leggere una lapide, magari spesso illeggibile perché deteriorata, tenere sul comodino la fotografia un po’ ingiallita di giovani che hanno fatto la guerra (in questo caso la Seconda guerra mondiale), una guerra della quale non si conosceva lo scopo (i motivi di una guerra sono spesso in contrasto con i principi della tolleranza, del pacifico vivere, del rispetto del pensiero altrui, della volontà di potenza e di sopraffazione talora conseguenti di ideologie totalitarie e di regimi dittatoriali). Per questo motivo è necessario sottolineare l’importanza umana, civile, storica e politica della pubblicazione della scuola media Roncalli di Pistoia dove sono riportate testimonianze della Seconda guerra mondiale con la collaborazione dell’Associazione ‘9cento, sensibile ed attenta ai problemi della città. La ricostruzione storica attiene all’indagine storiografica di cui, modestamente e senza risorse disponibili si è impegnato e s’impegna l’Istituto storico della Resistenza di Pistoia. Ma non basta, ad esempio, riportare la storia degli eventi, occorre che dal ricordo e dalla memoria scaturisca una testimonianza in cui appaiono evidenti i sentimenti, le angosce, le sofferenze di chi ha testimoniato, o testimonierà. Le esperienze di vita, specialmente in guerra, hanno un colore, spesso il colore del sangue, ma talora anche il colore variegato della reverie. Bravi gli studenti, bravi gli insegnanti. E per gli insegnati permettetemi di rivolgere un pensiero, un apprezzamento e un augurio alla Prof.ssa Lorello. L’ho vista bambina, sono stato il medico suo e della sua famiglia, ho apprezzato l’intelligenza e la cortesia di lei e dei suoi familiari. La sua famiglia era “emigrata” dal Sud e ha costruito, nonostante le tante difficoltà e la non sempre civile accoglienza il proprio ambiente di vita e di lavoro inserendosi pienamente nella città e nel territorio nei quali sono vissuti e vivono. C’è stato e c’è tuttora chi pretendeva e pretende che gli insegnanti provenienti dal Sud facciano un corso di lingua italiana (Padania docet). Per la Professoressa Lorello non ci sarebbe stato bisogno perche il nome dell’uguaglianza, della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani tutelati dalla nostra Costituzione, tante famiglie, anche povere, hanno costruito, nella nostra città il loro futuro. La pubblicazione che abbiamo avuto l’opportunità e l’onore di stampare è una importante ed interessante testimonianza”.

Pistoia, 12 Novembre 2012

On. Roberto Barontini
__________________

1 risposta a “La guerra alla porta di casa”

  1. Laura Vignali ha detto:

    COSì SI FA SCUOLA E ANCHE STORIA. BRAVISSIMI!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...