Timore reverenziale

È cambiato nella scuola il rapporto tra docenti e alunni?

Era un giorno d’inverno del 1967. In una seconda classe del Liceo Classico Forteguerri di Pistoia il Professor Gorini, insegnante di latino e greco nel triennio del corso B, seduto alla cattedra scorreva con lo sguardo il suo registro. Il segnale era inequivocabile: era giorno d’interrogazioni! Dopo poco, con voce ferma e severa, comunicò la sua scelta: “Venga, dunque, venga… venga B…”. Pallida in volto, l’allieva rimase seduta al suo banco e con un filo di voce “No, no, non vengo” sussurrò timorosa. Non avrebbe potuto confessare di essere impreparata. Il professore, quasi sconvolto perché non certo di aver ben capito, attese qualche istante prima di riuscire a trovare una giustificazione plausibile al rifiuto della ragazza domandandole, senza per altro avere risposta alcuna, “Si sente forse male, B?” Certamente prima di allora mai nessuno dei suoi allievi aveva osato tanto. Il professore non conosceva la disobbedienza e perciò la contestazione al suo volere.

Un anno dopo, il 1968 avrebbe fatto sembrare ben poca cosa quanto era successo in quella seconda classe liceale alcuni mesi prima! Col ’68 molti cambiamenti si ebbero nella scuola; tra questi concessioni e aperture dei docenti nei confronti degli alunni, le interrogazioni programmate o di gruppo (con un solo referente per tutto il gruppo!), il ‘6’ politico, permessivismo e buonismo che, laddove non nascevano dalla paura di subire violenza da parte degli allievi, mascheravano, purtroppo, il pressappochismo della preparazione di buona parte del corpo docente, l’incapacità dell’insegnare anche per la mancanza di una reale predisposizione all’insegnamento (per insegnare bene o, per lo meno, al meglio, non basta lo studio, occorre “il mestiere sentirselo dentro!”). Di tutto ciò mi resi subito conto pochi anni dopo quando anch’io salii sulla pedana di legno sulla quale era collocata la cattedra che mi consentiva di controllare l’intera classe pur rimanendo seduta, quando non giravo tra i banchi a diretto contatto con i miei alunni per sollecitare ancora di più la loro attenzione e per spingerli a interloquire con me.

Non penso che il rapporto allievi – insegnanti sia cambiato rispetto a venti, trenta, quaranta anni fa e che timore reverenziale e rispetto manchino negli alunni di oggi (sempre che lo stesso rispetto, a favore degli alunni, lo conoscano gli stessi docenti!). Non credo affatto che i genitori si sian fatti più arditi e presidi e professori sian diventati più timorosi. Io non ho una particolare intelligenza, né una cultura eccezionale, ma ho sempre pensato che, su cento cose che un insegnante potrebbe sapere, è meglio che ne conosca solo sessanta, ma sia poi in grado di ‘porgerle’, di trasmetterle davvero ai suoi allievi. E allora, se serve, ben venga un atteggiamento istrionico da parte dell’insegnante che, come un attore sulla scena, sappia ‘recitare’ bene la sua lezione, anche modulando in vario modo la voce e facendo uso di mimica e gestualità varie per mantenere vivi l’attenzione e l’interesse della classe. Insomma, le mie lezioni dovevano il più possibile coinvolgere i ragazzi, incuriosirli, stuzzicarli (non addormentarli!) e sempre nel rispetto dei programmi ministeriali. Non so se è bastato questo per non avere avuto, in venticinque anni d’insegnamento nelle scuole superiori, contestazioni o atti di vera e propria insofferenza o, ancor peggio, manifestazioni d’incivile maleducazione come, invece, è successo a certi miei colleghi. Penso che aver saputo conquistare ‘autorevolezza’ più che ‘autorità’ sia ciò che mi ha fatto ottenere la stima e il rispetto della maggior parte degli alunni, indipendentemente dalla mia severità, che, forse, guardandola oggi, è stata talvolta un po’ eccessiva (ma è questione di scelte di vita: così ho agito anche nei confronti dei miei figli!). Sarò presuntuosa, ma so per certo che quanti tra i miei colleghi si sono comportati come me hanno conseguito i miei stessi risultati.

Sento dire che oggi i tempi sono cambiati, che i ragazzi sono sempre meno rispettosi e che lo sono ancora meno i loro genitori, pronti a tutto pur di giustificare e difendere i loro figli di fronte a presidi e insegnanti. Io non credo affatto che i genitori siano diventati più arditi e presidi e insegnanti, al contrario, più succubi e timorosi. Sì, è vero, talvolta la cronaca registra episodi di violenza, fisica o verbale, o di eccessiva interferenza dei genitori o di loro ricorsi al TAR nei confronti degli insegnanti, ma queste realtà erano presenti anche venti o trenta anni fa quando io ancora insegnavo. Sono, però, oggi, come allora, episodi isolati perché la maggior parte degli insegnanti conosce il suo ‘mestiere’ e la grande responsabilità che questo comporta, perciò non può permettersi affatto di sbagliare o almeno deve tentare in tutti i modi di evitarlo.

Pistoia, 5 Giugno 2012

Testo di AMP, Professoressa di Lettere in pensione,
fotografie gentilmente concesse dal Dr G. Maffucci
_________________________________________

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...