Biblioteca Medica “Mario Romagnoli”

La Biblioteca Medica possiede centinaia di testi di scienze mediche dei secoli che vanno dal XV al XIX, sia in edizione italiana sia straniera. Il nucleo più antico dei documenti custoditi risale all’istituzionalizzazione della Scuola Medica Pistoiese, ossia al 1666. Tali volumi appartengono, di fatto, all’Accademia Medica Pistoiese “Filippo Pacini fondata nel 1928. Questa, situata nei locali del Presidio Ospedaliero, iniziò nel 1929 la pubblicazione di un Bollettino informativo, in seguito sospeso per motivi economici, il cui abbonamento era scambiato con quello d’altri bollettini e riviste consimili. Inoltre l’Accademia, che è stata ed è sede d’attività scientifiche e culturali ha prodotto, nel tempo, varie pubblicazioni inerenti alle diverse discipline trattate. Fondatore dell’Accademia fu il Prof. Mario Romagnoli, deceduto nel 1960. La Cassa di Risparmio, nell’anniversario della sua morte, mise a disposizione una donazione per onorare la sua figura di medico, studioso, ricercatore, deceduto per causa di servizio e chiese alla famiglia di indicare come destinare questi fondi, perché rimanesse memoria di lui e del suo operato nel tempo. Per richiesta dei medici dell’Ospedale, la famiglia decise di scegliere l’organizzazione di una biblioteca scientifica che raccogliesse gli antichi libri e le molte riviste arrivate in cambio del Bollettino dell’accademia medica. L’Amministrazione ospedaliera mise a disposizione due grandi e antiche stanze, già usate come farmacia e così nacque nel 1978-79 la Biblioteca Medica “Mario Romagnoli” all’interno dell’Ospedale del Ceppo. Per problemi organizzativi e di personale, però, dovette rimanere, purtroppo, chiusa al pubblico.
Nel settembre 1987, finalmente predisposta, fu aperta con accesso a chiunque, senza limitazioni di permessi o lasciapassare alcuno. La gestione prese forma da una convenzione fra tre Enti: l’USL 3, che forniva fondi per l’acquisto delle riviste e delle monografie; l’Accademia Medica che vi depositava le proprie pubblicazioni, e il Comune di Pistoia, che a suo tempo fece ordinare il materiale e permise per diversi anni la collaborazione con il personale della Biblioteca Forteguerriana. Ovviamente il 90% del materiale era di pertinenza medica ed era costituito da riviste, il rimanente 10% da monografie. La gamma delle riviste inizialmente presenti era vasta: italiane (delle più studiate alle meno facilmente reperibili); riviste rare; riviste straniere a volte non consultabili in altre biblioteche. Gli utenti, generalmente, erano tutti del “settore”: medici ospedalieri e non, studenti di medicina, ricercatori a vario titolo. Il catalogo del materiale fu poi inserito nei computer della Biblioteca Forteguerriana e con l’istituzione della rete Bibliotecaria della provincia, nel 2002, ogni studente poteva conoscere quello che era messo a disposizione dalla Biblioteca Medica ed eventualmente poteva recarvisi per consultare il testo desiderato, oppure, attraverso i cataloghi della Biblioteca Medica stessa era possibile a chiunque cercare direttamente il materiale bibliografico sul posto e consultarlo. Il prestito era invece limitato al personale dipendente dell’USL e limitato alle sole monografie. Al mese di giugno del 2005 il patrimonio bibliografico consisteva in 675 monografie, 353 periodici e n° 96 riviste dell’Accademia Medica, mentre i testi antichi, catalogati solo in parte erano chiusi negli armadi dell’Accademia Medica, che conteneva anche il noto Museo dei Ferri chirurgici. La Biblioteca Medica era dislocata in due stanze, dove si trovavano i cataloghi, gli scaffali aperti e una piccola sala per lo studio e la consultazione. L’orario d’apertura era stabilito dalle ore 8 alle ore 14 tutti i giorni escluso il sabato, il martedì e il giovedì, si poteva usufruire del servizio anche dalle ore 16 alle ore 19. L’ingresso della Biblioteca era corredato da quattro tele in cornice dorata con i ritratti di: Leopoldo I di Lorena Granduca di Toscana, un ritratto della Granduchessa moglie di Leopoldo I di Lorena – fine secolo XVIII – e un ritratto sempre a busto intero di Ferdinando III di Lorena. Nel centro, un tavolo di legno con zampe a forma di lira e una sedia di legno e pelle, intarsiata.

La Biblioteca Medica (non solo biblioteca)
Va inoltre aggiunto che la Biblioteca medica è stata struttura di riferimento per il SERT, il Centro alcologico e le unità Operative di Psichiatria e d’Assistenza sociale. Una vera e propria risorsa in più per gli inserimenti socio-terapeutici e, cioè, per tutte quelle persone che, dopo un programma di cure e pur avendo ancora la necessità di essere seguiti da un punto di vista terapeutico, avevano anche bisogno di reinserirsi nel tessuto sociale e in un contesto lavorativo. Ho personalmente seguito questo progetto, stabilito dalla Regione Toscana, naturalmente affiancata da un’equipe specializzata, dal 1987 fino al 2007, termine del mio servizio presso la Biblioteca, con risultati assai positivi. Molte persone, in questi anni, sono riuscite a superare i propri problemi e a ricominciare una vita normale. Aiutate da un ambiente protetto, si sono reinserite, hanno trovato lavoro e affetti. Tutto ciò a dimostrare una mia personale convinzione, che cioè non possono essere sufficienti i soli farmaci nel recupero dei soggetti ‘svantaggiati’. Secondo la mia esperienza, la terapia farmacologica deve essere coadiuvata e integrata da fiducia, comprensione e amore, tre cose che spesso sono mancate fin dall’infanzia a questi soggetti e che ho cercato di dare loro. Alcuni di loro (pur avendo ormai raggiunto una stabilità) ancora oggi sono in contatto con la loro “bibliotecaria-assistente sociale”!
Mi è sembrato giusto sottolineare anche quest’ulteriore ruolo svolto in passato dalla Biblioteca Medica (ai più probabilmente sconosciuto). Oltre ad essere già ricca per il suo patrimonio bibliografico e artistico, tale funzione l’ha resa anche preziosa per l’aiuto che ha potuto dare a diversi persone nel reinserimento sociale.

Situazione attuale della Biblioteca Medica “Mario Romagnoli”
Dall’anno 2007 la Biblioteca Medica è rimasta chiusa e non sono valse a niente le numerose lettere di protesta apparse sui quotidiani locali. Lettere di studenti che chiedevano la riapertura del servizio, importante per le loro ricerche, lo studio e la consultazione del materiale che vi avevano sempre trovato. Alla fine fu trovata la soluzione di offrire la Biblioteca in convenzione ad un’associazione di volontariato. Verso la fine del 2008, l’Associazione “Amici del Ceppo” costituitasi grazie alla volontà dei dipendenti, dei pensionati dell’ASL3 e dei loro familiari, iniziò una collaborazione con l’Azienda che ha riportato la Biblioteca in vita, grazie ad importanti progetti di valore culturale, storico e sociale. Inoltre è stata perfezionata la sistemazione e la catalogazione del patrimonio bibliografico.
La biblioteca, in fase di restauro, è attualmente (Maggio 2013) ancora chiusa al pubblico ed una parte del materiale è stato trasferito dai volontari nei locali dell’ex-emodialisi, mentre una parte, per mancanza di spazio, si trova tuttora riposto dentro a scatoloni. Si aspetta fiduciosi che, appena terminati i lavori di restauro, siano restituite le tradizionali stanze alla Biblioteca Medica, per rispetto delle scelte fatte a suo tempo dagli eredi e dalla Cassa di Risparmio, per onorare la memoria del Prof. Mario Romagnoli, suo fondatore.

Desidero terminare questo mio ricordo della Biblioteca, con una lettera che un giorno ho scritto al Prof. Mario Romagnoli, fondatore della Biblioteca.

Lettera al prof. Mario Romagnoli

“Caro professore,
mi permetta quest’aggettivo perché è così che la sento e la sentirò sempre. Il suo volto dannunziano mi ha fatto compagnia nei giorni più tristi, quando in biblioteca c’erano pochi utenti ed il silenzio era interrotto solo dai lamenti di malati dei reparti vicini. Il suo volto mi dava il buongiorno e mi salutava alla fine del lavoro. Mi sembrava di sentire la sua voce dire: «Dai inizio al tuo lavoro, sfoglia, timbra, controlla e custodisci, ama questi libri come io ho amato la medicina e il mio lavoro». E così ho fatto. A primavera l’albicocco del giardino offriva i suoi fiori e frutti, musica il canto degli uccelli indisturbati; l’atmosfera gioiosa faceva dimenticare l’ospedale. Bei momenti che ritornavano ad ogni primavera. L’albicocco si vestiva dei colori caldi d’autunno, le foglie cadevano innamorate del vento. I mesi più tristi quelli dell’inverno: faceva buio presto, ma le piogge e il vento avevano una loro musica. E tu caro professore eri sempre lì a guardarmi e farmi compagnia ed io mi sentivo protetta dal tuo sguardo. Come avrei desiderato conoscerti nella tua veste di medico e quando facevi lezione nell’Accademia Medica. Mi hai fatto amare il silenzio, i libri e la biblioteca. La tua biblioteca è diventata anche un luogo di recupero per soggetti con disagio psichico: alcolisti e tossicodipendenti, ed anche loro assieme a me ti dicono grazie. Un giorno sentii dentro un’emozione particolare, il desiderio di scriverti questa lettera, lettera che non potrai mai leggere, ma che oggi ringrazio di avere avuto l’opportunità di leggere a tutti quelli che ti hanno conosciuto, ti hanno apprezzato e ti vorranno sempre bene.”

Pistoia, 13 Maggio 2013

Testo di Lalla Calderoni
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