Frammenti Robbiani

Da uno scritto Del Prof. Mario Romagnoli estratto dal Bollettino dell’Accademia Medica Pistoiese “F.Pacini” – Anno X – Dec. 1937 vol II.

Durante le demolizioni del vecchio ospedale, in via del Frantoio, in località adiacente alla piccola Chiesa, dove la leggenda narra che Antimo e Bandinella, pregando, fossero stati ispirati da un ordine celeste alla costruzione dell’Ospedale stesso, è stato rinvenuto un forno costituito da un pavimento a larghe pietre, una parete a pietre convesse ed una volta a mattoni. Nel forno furono trovati oltre cento frammenti di terracotte che vennero in gran parte riuniti dal Prof. Romagnoli ed in seguito, grazie all’aiuto prezioso di un restauratore inviato dalla Sopraintendenza delle Belle Arti, riordinate su di un pannello in legno all’altezza del fregio, collocato oggi su di un’ampia parete del Dopolavoro Ospitaliero, attualmente Museo Ferri Chirurgici nei locali dell’Accademia Medica “F. Pacini”. I frammenti sono interessanti sotto molteplici punti di vista.
Alcuni sono in terracotta, altri presentano una verniciatura a tinta unica marrone simile alla vernice che i nostri artigiani usano dare alle stoviglie di terracotta prima della vernice a colori.
Altri invece si presentano colorati con vernici di colori vari, tra i quali predominano il giallo, il verde ed il turchino. Queste vernici sono granulose e fanno ritenere (scrive il prof. Romagnoli ), che i frammenti trovati siano stati abbandonati per mal riuscita cottura o verniciatura. Altri frammenti si presentano con lo smalto definitivo.
In sintesi si tratta dunque di frammenti nei vari stadi della cottura e della verniciatura, perciò interessanti perché permettono di poter rilevare i vari tempi della preparazione alla quale i Della Robbia e i loro allievi sottoponevano le loro non imitabili terracotte, le quali sono divise in formelle di grandezza varia e munite sul loro margine di fori e di sporgenze rettangolari che servono per l’incastro e l’unione fra loro. Il pannello, frammentariamente ricostruito, doveva essere il settimo ad illustrare l’opera di Misericordia “Dar da bere agli assetati”. Troneggia in mezzo al pannello una figura della quale esiste la testa ed una parte della metà inferiore comprese le gambe. La testa è simile ad altra che trovasi nel pannello “Visitare i prigionieri” e si riconosce dalla presenza di un piccolo ciuffo di capelli che cade in mezzo alla fronte, mentre le tempie ne appaiono prive. La mancanza delle spalle e del tronco non consente di rilevare altri particolari, ma si ritiene che si tratti della figura principale che si rileva nel pannello suddetto. A sinistra della figura centrale appare incompleta, ma sufficientemente definita nei particolari principali, una figura di sciancato assetato. La faccia energicamente modellata con zigomi sporgenti, bocca semiaperta, rughe delle guance e del collo ben evidenti, mento sollevato verso l’alto, esprime in modo meraviglioso il senso dell’arsura, del poverello che solleva con la destra un boccale, verso il quale il volto è teso in un’espressione di dolore e di desiderio. La figura scompare sotto i panneggiamenti dai quali fuoriescono le gambe piegate dal male e per l’atteggiamento quasi in ginocchio assunto dall’assetato. Dietro questa figura è il frammento di un’altra: la figura dello zoppo, della quale esiste solo la testa reclinata su di una spalla che appare sollevata dalla stampella, sulla quale si appoggia il sofferente, mentre il braccio di lui è sostenuto da una mano che lo afferra in atto di aiuto. Altri frammenti di panneggiamento di altre figure appaiono a sinistra unitamente a frammenti della cornice del pannello e dello sfondo celeste del pannello stesso. A destra della figura centrale è stato ricostruito una figura di vecchia egregiamente modellata, ricoperta da uno scialle che ne lascia libera la fronte e tutta la faccia fino agli orecchi, discendendo sulle spalle e sugli omeri. Di questa figura esiste la parte superiore fino alla cintola: un altro frammento rappresenta la parte inferiore di una figura di donna della quale si vede il terzo inferiore della gonna, ed i piedi dall’atteggiamento dei quali e dalla disposizione delle pieghe della gonna, si comprende trattarsi di una figura di donna in atto di camminare da destra, verso la figura centrale. Esistono inoltre altri frammenti di panneggiamento ed infine un rettangolo turchino con una cornice bianca dentro il quale in lettere romane tinte in giallo sta scritto:

NPOI RdiPR
LEON B.O.N.F.I

Questi i dati obiettivi di carattere puramente descrittivo che il Prof. Romagnoli ha creduto utile riferire. Che cosa rappresentano questi interessanti frammenti e perché sono stati messi in disparte? Sono, forse, pezzi mal riusciti, o costituiscono una parte del settimo pannello, iniziato da un artista e non finito ed affidato poi ad altro artista? Il trovare la scritta sopra citata ci assicura che anche questi frammenti appartengono al fregio ordinato da P. Buonafede nel 1500, e poiché ormai i critici sono concordi nell’attribuire al nipote di Buglioni Santi di Michele Viviani i vari pannelli, ad eccezione dell’ultimo, eseguito da Filippo di Lorenzo dei Paladini fra il 1583 e il 1586, niente di più facile che anche questi frammenti siano di Santi Viviani, il quale aveva, nell’ultimo, voluto ricordare l’ideatore e il committente dell’opera. Ma il Paladini cui fu dato l’incarico del settimo pannello da fra Bartolomeo Montichiari, distrusse parte del pannello già iniziato dal Viviani per crearne uno ex novo e tolse il cartello che ricordava l’opera del Buonafede, pur senza ricordare il nome di fra Bartolomeo, che è probabilmente rappresentato nell’ultimo pannello.

Pistoia, 19 Maggio 2013

Testo di Lalla Calderoni
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