Halloween: la storia, le radici comuni e le assonanze

Da qualche anno si è diffusa l’usanza in Italia di festeggiare, fra il 31 ottobre e il primo novembre, la notte di Halloween, una tipica festa americana che non ci appartiene quanto a costumi e decorazioni ma che ha in sé una piccola matrice comune con le nostre tradizioni antiche ancora presenti nel nostro territorio.

La presente ricerca è nata dalla curiosità di scoprire le origini di questa festa e le assonanze con la nostra tradizione, secondo lo spirito di (ri)scoperta che contraddistingue la nostra associazione e mossi sempre dall’intento di andare oltre i luoghi comuni, i pregiudizi e i ‘dati di fatto’. Ci siamo quindi riproposti di setacciare materiale antico e nuovo per dare uno spunto di riflessione.

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Halloween dicevamo… Come ogni anno, anche in questo 2015 si levano voci di critica rivolte a chi festeggia, poiché si teme che venga meno l’importanza delle celebrazioni dei defunti. Così Halloween viene definita quanto meno un”americanata’. Si arriva anche a parlare di satanismo o stregoneria.

Ma, a prescindere dalle opinioni personali e dai modi con cui si festeggia, forse non molti sanno che ci sono radici che risalgono alla notte dei tempi e che sono simili in diverse culture del mondo, anche se espresse di volta, in volta con modi diversi a seconda dei luoghi e dei tempi. In ogni caso, tutti i diversi modi di festeggiare hanno essenzialmente a che fare con il tentativo di esorcizzare la paura della morte. In origine, la festività era strettamente legata ai cicli delle stagioni, tema fondamentale delle culture contadine e agricole.

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L’origine

Halloween era una festa pagana di probabile origine celtica e, come molti altri riti pagani, essa fu assorbita e modificata dal Cristianesimo, come in molti altri casi, acquisendo un senso più spirituale e ascetico (si pensi, ad esempio al Natale).

L’antropologo Eraldo Baldini insieme a Giuseppe Bellosi, nel libro intitolato “Halloween”, così riassume il senso di questa festa: “Halloween è un antichissimo capodanno agrario, forse preceltico, basato sui riti di accoglienza verso i defunti, che erano capaci di propiziare il raccolto dell’anno successivo e il benessere della famiglia.

Una tradizione che ha resistito in tutta Europa, fino almeno alla metà del secolo scorso e che veniva celebrata nel periodo dello spartiacque del ciclo agrario, quando si iniziano le semine per il raccolto successivo.

I dodici giorni che vanno dalla sera del 31 ottobre fino al giorno di San Martino (11 novembre) per i nostri antenati, era un momento di sospensione del tempo, un tempo magico durante il quale venivano annullate le barriere con l’aldilà.

Le persone defunte tornavano a far visita ai vivi, i bambini andavano mascherati per le case per impersonare i defunti e propiziare la buona sorte, i defunti venivano omaggiati con tavole imbandite, zucche vuote e fuochi accesi”.

I nostri predecessori esorcizzavano così la paura del buio e la fredda stagione invernale che era identificata con la morte.

Le prime radici si situano quindi nelle tradizioni anglosassoni (All-Hollows-Eve). La festa, poi, grazie ai numerosi emigranti irlandesi, si diffuse negli Stati Uniti dove fu assorbita con un’accentuazione degli aspetti macabri che la contraddistinguono. Da qui si estese, infine, a tutti i paesi del mondo con tutta la sua simbologia.

Ma andando a ritroso nel tempo, si sono rintracciate origini antiche che risalgono anche alla festa romana dedicata alla Pomona, dea dei frutti e dei semi e alla festa chiamata Parentalia.

Probabilmente queste solennità nacquero dopo che i romani ebbero contatti con i Celti e con i Gaeli dell’arcipelago britannico che celebravano la Samhain (in irlandese antico “fine dell’estate”).

Non tutti gli studiosi di antropologia sono però concordi su questo. Certo è che Papa Gregorio IV istituì nell’840 la festa di Ognissanti, il primo novembre, proprio per creare continuità con il passato, sovrapponendo la nuova festività cristiana a quella antica.

Con il Protestantesimo la festa di Ognissanti venne cancellata in ambito religioso anglosassone ma essa rimase come festa laica.

Dall’Inghilterra all’America, a partire dalla metà del 1800 la festività si diffuse in maniera tale da diventare uno dei principali e caratterizzanti eventi americani.

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La simbologia di Halloween

Jack-O-Lantern, altrimenti detto Stingy (“avaro”) Jack Nè-er-ob-well (“quello che non ne combina una giusta”) e gli altri protagonisti

La zucca è l’emblema di questa festa. Il frutto viene vuotato, togliendole la polpa interna e viene sagomato all’esterno per ottenere un volto. La parte superiore viene tagliata e riposta nuovamente sopra alla zucca una volta che all’interno è stata posta una candela per ottenere il noto effetto spaventevole.

In origine in America venivano usate le rape, ma dopo una grossa carestia si dovette ricorrere alle zucche, molto più facilmente reperibili.

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E veniamo a Jack. L’usanza della lanterna è legata alla leggenda di quest’uomo, un irlandese, fabbro astuto e avaro, ma anche alcolizzato, che incontrò un giorno il diavolo.

A causa delle sue memorabili sbornie, egli stava per perdere l’anima ma alla fine riuscì a convincere il diavolo a trasformarsi in una moneta, promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta.

Il diavolo ci cascò e Jack lo mise in un borsello accanto a una croce d’argento per impedirgli di trasformarsi.

Il diavolo gli promise che per i successivi dieci anni non si sarebbe trasformato e Jack lo lasciò libero.

Ma, allo scadere dei dieci anni, quando si ripresentò a Jack per esigere la sua anima, questi gli chiese di raccogliere una mela da un albero. Il diavolo lo fece, ma prima che egli potesse ridiscendere dall’albero, Jack incise una croce sul tronco imprigionandolo fra i rami.

Ma la storia non era finita. Si accordarono: Jack ottenne la libertà dalla dannazione eterna in cambio della libertà del diavolo.

Qualche tempo dopo, Jack morì. Quando si presentò alle porte del Paradiso, gli fu rifiutato l’ingresso per i suoi molti peccati.

Allora egli bussò alle porte dell’Inferno, chiedendo asilo, ma il diavolo gli ricordò la promessa che gli era stata estorta e lo scacciò tirandogli dietro un tizzone ardente.

Disperato Jack, che in vita aveva coltivato rape e zucche, raccolse il tizzone e lo mise dentro una zucca che si era portato dietro e che aveva svuotato in precedenza, per illuminare il buio che aveva intorno a sé. Da allora Jack vaga senza tregua, alla ricerca di un luogo in cui poter trovare riposo.

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La festa di Halloween è ritenuta essere proprio il giorno in cui Jack torna per provare a trovare un rifugio.

Da qui nasce l’usanza, in molti paesi, di appendere una lanterna fuori della porta per indicare all’infelice anima che quella non è la casa che cerca, cosicché Jack vada oltre e continui a cercare…

Oltre a Jack-o-lantern ci sono molte altre creature che vagano, come le ombre, gli spettri, i fantasmi e le Will-o-the Wisp (“fuochi fatui”) che sono intrappolati fra Paradiso e Inferno, a causa delle loro vite dissolute e condannati ad errare eternamente senza posa.

Altri elementi ricorrenti sono le fate, le streghe, i pipistrelli, i ragni, gli scheletri, i lupi mannari, i vampiri, le mummie, il gatto nero, i gufi e le civette che pagano purtroppo il prezzo di essere considerati animali che portano sfortuna ad un prezzo veramente alto, visto che in alcuni casi vengono anche assurdamente sacrificati.

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Dolcetto o scherzetto (trick or treat) ed i giochi

Il ritornello “Dolcetto o scherzetto” (Trick or treat) viene ripetuto dai bambini travestiti che vagano di casa in casa bussando alle porte per chiedere dolciumi o qualche spicciolo.

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La parola scherzetto è la traduzione inglese di trick, una sorta di piccola minaccia fatta ai danni dei padroni di casa. Il termine significa anche “sacrificio e maledizione”.

Questa usanza trae le sue origini dalla cultura cristiana. Infatti, durante le feste di Ognissanti (All Allows Eve), i primi cristiani camminavano di villaggio in villaggio chiedendo un po’ di “pane d’anima” ovvero un dolce a forma quadrata ripieno di frutta secca, in cambio di orazioni e di lodi per i defunti delle famiglie, dimodoché, grazie alle preghiere, sia dei congiunti che degli sconosciuti, i morti potessero raggiungere il Paradiso.

Più dolci riceveva un viandante e più preghiere quest’ultimo recitava per i defunti di chi aveva fatto il dono.

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Ma passiamo ora all’aspetto ludico connesso a questa celebrazione. Innumerevoli sono i giochi in cui tutta la famiglia si cimenta in occasione di Halloween. Due sono i più famosi ed hanno origini antichissime:

Addenta la mela” gioco in cui si riempie un grosso catino di mele e si deve tentare di afferrare con la bocca quante più mele possibili.

Un tempo, si credeva che chi afferrava la prima mela si sarebbe sposato entro l’anno. Oggi esiste una variante in cui chi l’afferra per primo, viene dichiarato Re di Halloween e il suo desiderio segreto (precedentemente scritto su un foglietto custodito nascosto) si avvera.

L’altro gioco è “Il mangia mela”. Qui si gioca a coppie, preferibilmente costituite da due componenti della medesima altezza, che, dopo aver appeso una mela ad un filo ben saldo, devono cercare di addentarla e di mangiarla in tre minuti. Ovviamente vince la coppia che ha mangiato più mele.

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Le filastrocche e poesie

Le filastrocche inglesi legate ad Halloween sono molteplici e vengono insegnate ai bambini fin dalle elementari, ad esempio, per imparare a contare. Eccone un esempio:

Halloween dogged

We’re kind of old
but still polite
We visit you
this rainy night
although you laugh
at this funny scene
we wish you
Happy Halloween!
Our rhyme is done
so please be sweet:
you’re never too old
to trick or treat!

(Traduzione: Filastrocca di Halloween

Siamo un po’ vecchi
ma ancora gentili
Ti veniamo a trovare
in questa notte piovosa.
Anche se tu ridi
per questa simpatica scenetta
ti auguriamo tanta felicità
per Halloween!
La nostra rima è fatta
perciò sii dolce.
Non si è mai troppo grandi
per un “dolcetto o scherzetto”!)

Robert Burns, celebre poeta inglese, scrisse nel 1785 un poemetto intitolato Halloween in cui si celebra l’apoteosi della superstizione.

Questo poemetto, dallo stile burlesco, un po’ horror e un po’ allegro, fa ancor oggi parte dell’immaginario collettivo inglese.

Burns descrive la notte di Halloween in una nuova dimensione rispetto a quella tradizionale, elencando gli scherzi o le credenze (come quella di mangiare una mela davanti ad uno specchio nella speranza di vedere il proprio amato) ed i dolcetti (treats) come i pudding, i dolci tradizionali (i Flummery) e i pani dolci alle uvette (il Barmbrach della tradizione irlandese e scozzese).

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Halloween e le religioni

L’atteggiamento sia dei Cristiani che degli adepti di altre confessioni religiose nei confronti della festa di Halloween è vario.

Per la Chiesa cattolica, più diffusi sono i pareri contrari in quanto essa viene ritenuta una festa oltraggiosa, in cui si enfatizza la morte, la stregoneria, la violenza e il male.

Padre Amorth, ad esempio, il più celebre degli esorcisti italiani, afferma: “Celebrare Halloween è rendere un osanna al diavolo, il quale, anche se adorato una notte sola, pensa di vantare dei diritti sulle persone”.

Alcuni cristiani, in particolare nei popoli celtici da cui la festa ha avuto origine, non ascrivono ad essa un significato negativo poiché la considerano una festività secolare dedicata a celebrare i fantasmi immaginari. Inoltre, essi ritengono anche che il ricevere i dolci non costituisca una minaccia per la vita spirituale dei bambini e che gli insegnamenti sulla morte e sulla mortalità possano essere una lezione di vita valida.

Negli stessi Stati Uniti ci sono pareri discordanti nell’ambito della Chiesa cattolica, c’è chi ritiene Halloween connesso con il cristianesimo antico e quindi le sue celebrazioni vengono estesamente accettate nelle chiese parrocchiali cattoliche del Nord America e dell’Irlanda. Tuttavia, esiste anche una posizione diametralmente opposta che non approva la festa e la sconsiglia.

Nella Chiesa anglicana, alcune diocesi hanno scelto di enfatizzare le tradizioni cristiane del giorno di Ognissanti, mentre alcuni protestanti celebrano la festività come giorno della Riforma Protestante. La Chiesa Protestante comunque è contraria a questa festività e la considera di carattere neopagano.

Infine, si segnala che l’Arcidiocesi di Boston ha organizzato una “Festa Santa” (Saint Fest) in questo giorno, cercando di riportare la festa alle sue radici cristiane.

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Alcune tradizioni italiane e del mondo

Un interessante testo antropologico Il ponte di San Giacomo di Luigi Maria Lombardi Satriani e Mariano Meligrana scandaglia accuratamente il mondo contadino del Sud Italia per delineare la cultura della morte attraverso i suoi simboli, le usanze e le credenze.

Emergono sorprendentemente culti analoghi (e ampiamente documentati) a quelli celtici, uno fra tutti quello in uso in Calabria, nel periodo di Ognissanti, di intagliare una zucca, darle una forma di volto umano e porvi all’interno una candela, per illuminare simbolicamente così le anime delle persone care.

Nello specifico è a Serra San Bruno in Calabria che questa usanza sussiste ancora oggi e prende il nome di Coccalu di muortu.

I bambini, dopo aver intagliato e modellato la zucca, riuscendo a produrre un vero e proprio teschio (in dialetto serrese il Coccalu dumuortu, appunto), gironzolano per le vie del paese tenendo in mano la zucca e bussando alle porte o rivolgendosi direttamente alle persone che incontrano per strada, esordendo con la frase Mi lu pagati lucoccalu (me lo pagate il teschio?).

A Orsara di Puglia, in provincia di Foggia, la notte fra il primo e il due novembre si celebra l’antichissima notte del fucacost(fuoco fianco a fianco): davanti a una casa vengono accesi dei falò che dovrebbero illuminare il percorso verso la casa dei propri defunti (in genere anime del Purgatorio) che in quella notte vengono a trovare la famiglia.

Su questi falò viene poi cucinata della carne che i presenti mangiano tutti insieme per la strada. Nella giornata del primo novembre, nella piazza principale, si svolge la tradizionale gara delle zucche decorate (le cocce pratoje ovvero le teste del Purgatorio).

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Nel Friuli era diffusa la stessa tradizione di intagliare le zucche con fattezze di teste. Era altresì diffusa la credenza che, nella notte dei morti, questi potessero uscire dalle tombe, muoversi in processione, spaventare i bambini e che gli animali nelle stalle potessero parlare.

Sempre in Friuli era diffusa una tradizione pressoché identica a quella del “dolcetto-scherzetto” usata anche nelle feste natalizie e per il Carnevale (non a caso periodi di cambio dell’anno).

In queste occasioni i bambini, travestiti da figure spaventose e mostruose, bussavano alle porte, recitando filastrocche il cui significato era quello di chiedere dolci, noci o piccoli regali, in cambio di un augurio rivolto all’interlocutore, di accedere in Paradiso.

In Sardegna c’è una tradizione antichissima in cui i bambini vanno di casa in casa per chiedere di fare del bene alle anime dei morti, essi bussano agli usci e si presentano come sos chi toccana (“quelli che bussano”, in lingua logudese).

In tutta la Sardegna questo rito è praticato ma conosciuto con nomi diversi come Is animneddas (Sarrabus), Is Panixeddas (Ogliastra) San Prugadonu (Nuoro), Su mortu mortu, Sas Animas o Su Peti Cocone (Orosei).

In Sicilia i bambini facevano fatica ad addormentarsi perché sapevano che i morti giravano casa per casa per consegnare i regali e che se erano svegli i morti “Gli cattigghiuu li pedi” (gli prendono i piedi).

All’alba, però, la paura si trasformava in una giocosa caccia alle bambole, ai fucili o ai cesti di taralli e ai pupi di zucchero lasciati di notte dai morti.

In Toscana, nella provincia di Massa Carrara ai bambini veniva regalata la sfilza,una collana di castagne lesse e di mele, che poi indossavano per la festa Ben d’i morti, la ricorrenza del 2 novembre, così denominata perché in questo giorno, gli eredi dei defunti erano tenuti a donare cibo ai bisognosi, facendo un’opera di bene in ricordo dei propri cari.

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Questi sono solo alcuni esempi relativi al nostro paese e non possiamo dilungarci oltre per l’immensa mole di dati che sarebbero da riportare.

Allo stesso modo segnaliamo solo alcuni esempi delle usanze delle altre parti del mondo.

In Austria viene messo del pane sul tavolo per dare il benvenuto ai morti, in Germania i coltelli vengono riposti in luoghi sicuri per evitare che le anime dei defunti si feriscano con le lame, in Svezia, dove la festa è particolarmente sentita, Halloween dura fino al 6 novembre ed è conosciuta come All Helgons Dag, in Cina e a Hong Kong si è soliti illuminare i sentieri con lanterne e nei templi buddisti vengono create barchette di carta da bruciare la sera di Halloween per ricordare i morti e liberare gli spiriti inquieti, facendoli ascendere al cielo.

L’aspetto culinario

Un aspetto non secondario di queste feste commemorative riguarda il cibo che ha caratteristiche specifiche e altamente simboliche e che serve sia a nutrire i vivi che i morti.

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Negli Stati Uniti vengono preparati dolci offerti dai bambini nel loro tradizionale giro delle case nella sera di Halloween, eccone alcuni esempi:

Mele candite: ovvero mele infilzate con uno spiedino di legno immerse in zucchero caramellato.

Brownies (Ricetta del New England): un dolce a base di cioccolato fondente e noci tagliato poi a fette.

Pumpkin Pie (Ricetta tradizionale americana): a base di polpa di zucca che ne costituisce il ripieno e che a fine cottura viene decorata con un motivo che ricordi Halloween.

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Per quanto riguarda l’Italia, ci sono molti piatti tradizionali legati alla Festa dei morti come i caplatz in Emilia, la farinata in Liguria, glignocchi e tortelli di zucca in Lombardia, il macco fatto di fave in Sicilia, la pasta di zucca in Campania, la zucca gialla con i peperoni e aglio in Abruzzo.

Ma sono ancora i dolci ad essere i protagonisti di questo evento. Eccone alcuni esempi: La panella, un dolce tradizionale ligure, un castagnaccio, antico dolce di campagna, che ha come ingrediente principale le castagne; il torrone dei morti napoletano (imorticelli, chiamati così per la loro forma che ricorda una bara), gli stinchetti dei morti in Umbria, le ossa dei morti siciliani (ossa ri muortu, dolcini di pasta di miele ricoperti di glassa bianca, duri come ossa), il Pane dei morti (biscotti sbriciolati con cioccolata e pepe) in Toscana, le fave dei morti (piccoli biscotti con farina di mandorle e pinoli) in Calabria.

Molto usati sono la frutta secca, i ceci tostati, i semi di zucca, le arachidi, le nocciole ed i pistacchi, tutti prodotti che nel passato erano considerati cibo dei poveri, altamente nutrienti e di più facile reperibilità.

La situazione presente

Negli ultimi anni Halloween ha assunto le caratteristiche di un evento consumistico ed è divenuta l’occasione per serate di divertimento. Sono sorte così maschere che hanno poco a che fare con le implicazioni e le connotazioni del passato.

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Molta importanza ha avuto, oltre agli effetti della globalizzazione, anche il cinema che ha portato alla conoscenza della suddetta festa tramite i numerosi film americani di grande successo, come ad esempio E.T., e che si sono impressi nell’immaginario collettivo.

Ma, andando a ritroso, è la rivista italiana a fumetti Linus, fondata nel 1965 che ha introdotto le prime strisce dei Peanuts, i fumetti creati da Charles Monroe Schultz e pubblicati a partire dal 1950, in cui si vedono i famosi personaggi festeggiare Halloween. Anche i fumetti di Walt Disney hanno veicolato queste informazioni.

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Concludendo questo piccolo viaggio, vorremmo porre l’accento sull’importanza delle tradizioni di ogni popolo sia come elemento connotativo che come continuità della storia di ogni paese, ricordando comunque quella matrice comune che risale alle nostre origini, legata al ritmo delle stagioni e della terra: un ritorno quanto mai auspicabile.

Le fonti

– Gazzetta MeS Mega n.1, Halloween

– Cucina Moderna, novembre 2015

– Il ponte di San Giacomo, Luigi Lombardi Satriani, Mariano Meligrano, Rizzoli Editore, 1982

– Vintage Halloween, Facebook

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Pistoia, 31 Ottobre 2015

Testo di Caterina Brancatisano
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