Parole appese

La lunga storia dell’umanità che disegna e scrive sui muri
Il linguaggio visuale è una componente importante della storia della comunicazione umana che evidenzia motivazioni ed emozioni che ci appartengono perché su essi è impostato il nostro modo di pensare, immaginare, la struttura di base su cui si sono sviluppate ed evolute le nostre capacità di comunicazione e di rappresentazione costituendo un linguaggio universale che ingloba tutta l’umanità, ancor oggi.
Possiamo affermare che scrivere, scolpire e disegnare sui muri è un’attività dell’uomo che si protrae nel tempo ed è riconducibile ad ogni età ed ad ogni periodo storico, pur con le sue modificazioni di tecnica e significato.
Necessità di comunicazione ma anche espressione di creatività e atavico impulso di trasgressione che rendono evidente il rapporto fra la mano e il gesto di imprimere, un piacere recondito di lasciare segni e simboli su di ogni superficie, un valore simbolico ed una funzione che ne sottolineano l’importanza e che tracciano una linea di continuità fra chi ci ha preceduto, sin dall’alba dei tempi ad oggi.

Scritte murarie sovrapposte. Paganica (AQ), 2010

Scritte murarie sovrapposte. Paganica (AQ), 2010

I graffiti di Roma antica e di Pompei
Testimonianze di questi segni si hanno fin da quarantamila anni prima di Cristo, nelle grotte, su pareti rocciose e pietre, sui manufatti o sugli utensili. Questi segni visivi avevano diverse funzioni quali quelle magico-propiziatorie, apotropaica (allontanamento degli spiriti maligni), funzione di culto o decorativa.
Sono funzioni che permangono anche presso quei popoli che le utilizzarono successivamente come gli Egiziani, i Greci ed i Romani, ma che si ammantano di altri significati legati al progredire dell’evoluzione: scopi propagandistici, pubblicitari, culturali, divulgativi, etc…
I Romani ne sono un esempio: lo attestano i vari reperti archeologici ed oltre alle funzioni suddette   potevano anche scrivere per offendere qualcuno o solo per lasciare un segno del proprio passaggio.
È significativo il fatto che i linguisti, nello studiare l’evoluzione della lingua latina, considerino molto importanti questi slogan murari in quanto risultano essere un’istantanea sulla reale situazione linguistica che non può essere totalmente desunta dai testi scolastici o da quelli ufficiali poiché questi seguivano rigide regole grammaticali, non certo corrispondenti al parlato quotidiano.
Le scritte sui muri dei lupanari o delle caserme, anche allora oggetto di repressione, assumono un altro aspetto che può essere collegato alla nostra quotidianità: l’espressione libera del popolo, uno spaccato di vita, il sintomo di un disagio o di una protesta oppure vandalismo fino a se stesso, ma comunque un gesto da sempre esistito.
Ne troviamo abbondanti tracce anche a Pompei, dove, accanto a scritte di tono aulico e ufficiale, ce ne sono altre più minute e frettolose che esternano approvazioni, commenti, osservazioni o insulti.
I graffiti sono ovunque: nelle case private, nei pubblici uffici, nei templi e nelle basiliche.
Sono muri che diventano veri e propri leggii che mettono in luce il volto intimo dell’uomo, fissato nel tempo.

I graffiti dell’epoca moderna
Nell’epoca moderna, le scritte sui muri hanno assunto un significato diverso che in ogni caso traccia una linea temporale continua nella nostra storia.
“Il termine Graffitismo indica una manifestazione sociale, culturale ed artistica, basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi pittorici sul tessuto urbano (..). Il fenomeno, ricordando la pittura murale è ad essa accostato.”
Nell’accezione più ampia, si considerano i graffiti moderni, i murales e le pitture come un insieme di attività che hanno in comune la scrittura parietale, ossia scrittura fatta su pareti, muri e quant’altro.
Avvicinandoci ai nostri giorni, la svolta in senso moderno, si è avuta all’inizio del Novecento in Messico dove rinasce questa abitudine riproducendo scene ispirate alla vita sociale e politica con l’intento di fare denuncia e di ribellione.
Dal Messico il graffitismo è arrivato agli Stati Uniti D’America dove si è sviluppato enormemente negli anni Sessanta e Settanta, il periodo delle grandi contestazioni, da qui poi si è diffusa gradualmente in tutta Europa.
La scrittura muraria moderna è ancora l’espressione di un disagio, la manifestazione di una protesta che passa da canali non istituzionalizzati, spesso limitanti e chiusi, è un modo popolare e diffuso, alla portata di tutti per esprimere il dissenso, l’ingiustizia, un canale di comunicazione tutt’altro che insignificante visto che, finita l’epoca di contestazioni sociali e politiche, è stata oggetto di studi e ricerche.
Le autorità costituite, e coloro che detengono il potere dell’informazione e comunicazione ufficiale, hanno tentato di controllare e istituzionalizzare questa forma d’arte e questo ci sembra molto significativo.
Per molti è considerato vandalismo (tanto che in diversi paesi è un atto punibile legalmente), per altri è una manifestazione artistica.
Comunque sia, esimendoci dall’esprimere giudizi in merito, la presente ricerca ha soltanto lo scopo di riflettere su questa necessità, che l’uomo da sempre ha sentito, di esprimere il proprio pensiero, i sentimenti, gli stati d’animo, utilizzando tutte le superfici a sua disposizione.
Ulteriori considerazioni sono quelle che riguardano la diffusione dei graffiti fra i cittadini appartenenti ad altre etnie, come albanesi, rumeni e arabi, e la diffusione nel web di siti dedicati a chi vuole fare disegni graffitari senza dover necessariamente utilizzare i muri della propria città. Probabilmente la diffusione del web ha ripercussioni sulla scrittura murale nel senso di aver creato un altro modo, infinitamente più vasto, per esprimere opinioni e sentimenti ed anche perché comunque il graffitismo è, a tutti gli effetti, un’attività illegale in molti paesi. Quindi molteplici sono le implicazioni e le riflessioni come molteplice e variegata è la nostra esistenza con i suoi tanti risvolti.

Scrivere sul muro del disagio
Esiste un legame forte tra scrittura muraria ed il disagio, soprattutto quello psichico: infatti, in alcune realtà, come il carcere, gli ex manicomi, ma anche i collegi, scrivere sui muri ha rappresentato un modo di comunicare ed esprimersi (forse l’unica possibilità di far sentire la propria voce) oggi rivalutato e tutelato. Ne sono esempi le scritte di Nannetti, un uomo che fu ricoverato nel manicomio di Volterra e che incise con la fibbia della sua divisa tutta la cinta muraria del cortile interno. Restaurato quel che rimane di queste mura, oggi esso è testimonianza di un mondo sconosciuto e alieno che costituisce un esempio prezioso di come, questa modalità di scrittura, sia un’importante espressione e linguaggio di un essere “altro” che non possiamo ignorare.
Nella nostra realtà troviamo le scritte sui muri dell’ex manicomio “Ville Sbertoli”, recentemente fotografate e commentate.
Sulla scia di questa riflessione troviamo il muro della casa di Alda Merini, dove la poetessa scriveva, i muri della casa di William Faulkner dove vi è scritta una favola ad artisti contemporanei come Sarah Sanders che nella sua performance “I used to” ha esplorato la propria identità, il tempo e la memoria, scrivendo sul pavimento di un vecchio palazzo un racconto di sé attraverso frasi che continuavano l’incipit “I used to”.

Gli Hobo e i segni degli zingari
Gli Hobo non sono altro che i vagabondi americani che, negli anni sessanta del novecento, rifiutarono una modalità di vita confezionata come quella della maggior parte delle persone, e vivevano girando l’America in autostop sostentandosi con lavori occasionali. Fra di loro esisteva un linguaggio elementare ma codificato che essi usano per comunicare agli altri Hobo che un determinato posto era pericoloso oppure che potessero usufruire di ospitalità e cibo. Questa realtà esiste ancor oggi, con altro nome a seconda dei luoghi (come homeless o senzatetto), anche se forse non tutti diventano vagabondi per scelta ma permane l’uso di utilizzare quei segni in una sorta di fratellanza fra derelitti: un linguaggio visivo per sopravvivere.
Un’altra spinosa questione che riportiamo per onore di cronaca, è la supposta usanza degli zingari di segnare le case che dovranno essere svaligiate ma su questo punto non sembra esserci reale certezza.

Le parole scolpite a Pistoia
Passeggiando per le vie di Pistoia, ci possiamo imbattere in numerose testimonianze scritte. Ci sono le incisioni sulle colonne dell’ex ospedale del Ceppo, nel museo del Palazzo dei Vescovi dove, sui muri di un’abside, utilizzata come carcere durante il periodo dell’Inquisizione, si possono ancora leggere numerose frasi.
Una recente ricerca ha portato alla luce tutta una serie di scritte nelle soffitte del Collegio Conversini, ora sede della scuola media Marconi in via Puccini.
Un’interessante testimonianza possiamo trovarla sui famosi Sassi scritti e incisioni rupestri sull’Appennino Pistoiese che sono disseminati in diversi luoghi della montagna pistoiese e che sono un esempio di come l’uomo abbia da sempre sentito l’esigenza di manifestare la sua presenza e la percezione del mondo che lo circondava. Numerosi studi hanno evidenziato come queste incisioni, stratificatesi nel tempo, non fossero meri atti di scrittura ma manifestazioni di culto, devozione e rito. Ogni segno ha un senso ed è memoria e testimonianza.
Questi sono solo alcuni esempi che appartengono al passato ma ovunque troviamo scritte moderne eseguite con spray o vernici, segni, simboli e segnali che comunicano e che ci invitano ad ascoltare altre voci e altri tempi.

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Le incisioni su colonna in Piazza Giovanni XXIII, ex ospedale del Ceppo, a Pistoia


Bibliografia essenziale, di riferimento e di ispirazione

  1. Balzelli, G. Regazzoni Jaggli, graffiTi, Salvioni 2012
  2. Regazzoni (a cura di), Agraffiti, Fidia edizioni d’arte 2010
  3. G.Dorfles, Ultime tendenze dell’arte di oggi, Feltrinelli 2003
  4. K.Foldes-Papp, Dai graffiti all’alfabeto. La storia della scrittura, Jaca Book 1985
  5. Gargiulo, Stree Art Diary, La storia dell’arte italiana che viene dalla strada, Castelvecchi 2011
  6. Pani, S. Sagliaschi, Dal graffito artistico al graffito vandalico. Psicodinamica di una nuova dipendenza compulsiva, Utet Università/De Agostini Scuola 2008
  7. Serra, Murales e graffiti. Il linguaggio del disagio e della diversità, Giuffrè 2007
  8. Veleno Hepo, Whole car poetry, Whole train press
  9. Migliorini, Storia della lingua Italiana, Bompiani 1987
  10. Dominijanni, Il vagabondo, sociologia dell’uomo senza dimore, Donzelli
  11. Canli, G. Cavallo, Graffiti latini, scrivere sui muri a Roma antica, Rizzoli 2001
  12. Franco, A. Di Stefano, L’occasione fa l’uomo ragno, scritte sui muri e altri capolavori di umorismo involontario, Mondadori 2007
  13. Redretti, Le parole in ritirata. Le scritte nei servizi igenici. Scritte raccolte nei servizi igenici, Stampa alternativa.
  14. Miorandi, “Nannetti“, Il Margine
  15. O. Gori, Le memorie silenziose. A passeggio con gli eroi: una storia per ogni targa, in “0573 BBC” n. 4 (genn. 2010)
  16. O. Gori, Memorie di pietra nelle vie di Pistoia. L’impegno civile, politico e intellettuale nelle targhe della città di Cino, in”Microstoria”, n. 64 (apr.- giug. 2010)
  17. Lombroso, I Palinsesti del carcere, Ponte alle Grzie 1996
  18. L. De Marchi,I sassi scritti della Limentre,Gruppo studi Alta Valle del Reno, 2000
  19. Dardano, Manualetto di linguistica italiana, Zanichelli 1989
  20. F.I.D.A.P.A.,Pistoia. I luoghi delle donne, 2013
  21. Minnino, Graffiti writing. Origini, significati, tecniche e protagonisti in Italia, Mondadori Electa, 2008
  22. Lucchetti, Writing. Storia, linguaggi, arte nei graffiti di strada, Castelvecchi 1999
  23. Rubanu, G. Fistrale, I murales politici della Sardegna,Erreemme 1998
  24. Tiberi, La contestazione murale, Il Mulino,1972
  25. Cianfalone, D. Scafoglio, Fascismo sui muri, Guida 1976
  26. Grossi, S. Buscardi, Murales, Grafis 1977
  27. Gruppo redazionale “io e gli altri” (a cura di), Le scritte sui muri, Ghiron
  28. Besancon, “les murs ont la parole” Mai 68, Tchou, 1968
  29. CAI sezione Pistoia, Il libro aperto, n.2, anno XXII luglio 2010
  30. Rosci, Rivera, murales a Città del Messico, Istituto geografico De Agostini, 1982
  31. Lotti, Per antichi sentieri: storia, leggenda ed emozioni, Associzione Culturale Amici dei Murales 2009
  32. Angioli, S. Corsini, I graffiti di Giaccherino, Circolo fotografico Il Tempio, 2008
  33. G. Wilkins, I. Zaczeck, Il grande libro dell’arte: dai graffiti delle caverne alla Pop Art, Giunti 2007
  34. Andreini, Pistoia in parole, ETS 2012
  35. Storia locale, n.22, quaderni pistoiesi di cultura moderna e contemporanea, Associazione storia e citta’, Gli Ori, 2014

Sitografia
http://www.cerchinelgrano.info/graffiti
http://www.altamiradeco.com
http://www.harngkids.com
http://www.comunedilivorno.it
http://www.scripta-volant.org/blog/scrivere-sui-muri-poesiamurale
http://www.larepubblica.it
http://www.ilcorrieredellasera.it
http://www.Wikipedia.it
http://www.crprato.it
http://www.robertosconocchini.it
http://www.starwalls.it
http://www.operaincerta.it
Art Crimes: http://www.graffiti.org
Arte Urbana Lugano: http://www.sotell.ch/aul2
Diario e/o Tazebau: http://www.tazebau.ch
Street Art Archiv: http://www.graffiti-file.ch/home.htlm

Voci correlate
J.M.Basquiat
D.A.Siqueiros
D.Rivera
J.C.Orozoco
Outsider Art
Art Brut
Arte naif
Arte primitiva
Primitivismo
Aereosol art
Street art
Stencil graffitismo
Post graffiti

Pistoia, 29 Novembre 2014

Testo di Caterina Brancatisano,
fotografie di Luca Bertinotti
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